L’insostenibile leggerezza della moda

[Salvare il mondo è un obiettivo sfidante, non certo cosa che si possa fare da soli. Sono perciò estremamente felice di annunciare con questo articolo quella che spero possa diventare una proficua collaborazione di lungo termine. Virginia, redattrice e consulente di comunicazione e di prodotto per diversi brand, curerà per Il Calzino una serie di articoli sugli aspetti più teorici della sostenibilità applicata alla moda e ci segnalerà interessanti eventi a tema 😉 Buona lettura]

Tanti termini, tante denominazioni. Moda attenta al Pianeta e ai lavoratori è il fattore comune delle tante denominazioni che circolano attorno al concetto di sostenibilità nella moda.

Le differenti accezioni – dal green fashion, la moda che ricorre a materiali che rispettano la natura, alla moda etica, che guarda alla tutela dei diritti dei lavoratori, al re-fashion, capace di dare una nuova vita a capi deteriorati per limitare quanto più possibile gli sprechi – determinano tutte un cambio di paradigma dell’approccio all’abbigliamento.

Se la moda è di per sé precorritrice di cambiamento, sinonimo di innovazioni e velocità, l’eccesso al quale è arrivata è allarmante. Collezioni tradizionalmente proposte due volte l’anno conquistano le vetrine con un ricambio ormai settimanale. Produrre, produrre e ancora produrre.

Per seguire questi ritmi serrati la mole di abiti che ne deriva prolifera e per far sì che questi entrino nei nostri armadi i capi diventano sempre più low cost: tutto questo porta all’incremento sfrenato della produzione facendo sì che le risorse utilizzate aumentino in maniera esponenziale e, per contenere quanto più possibile i costi, si ricorra a materiali di scarsa qualità, spesso altamente tossici – a discapito del Pianeta, sempre più inquinato e deteriorato. Inoltre, gli effetti negativi si ripercuotono anche sui lavoratori, costretti a lavorare a orari incessanti, pagati con salari iniqui e sottoposti a condizioni lavorative pessime.

E poi che dire, a livello psicologico, della corsa all’acquisto compulsivo sull’onda della tendenza da seguire, che spesso dura pochi mesi e non incontra il nostro gusto ma di cui non possiamo fare a meno per sentirci adeguati e “cool”. Tutto questo viene riassunto in una sola parola: fast fashion, sinonimo di moda veloce, catene dell’abbigliamento, capi in serie e omologati.

D’altra parte amiamo gli abiti, amiamo abbinarli, giocarci, esprimere noi stessi indossandoli. La moda non conquista solo la passerella ma incanta rapendo i nostri occhi.

Come fare a unire questa passione con lo scenario attuale? È possibile essere alla moda facendo scelte che tengano conto del pianeta, delle persone e di noi stessi?

Qui il cambio d’approccio diventa d’obbligo, accanto al cambio d’abito. Un approccio che si fa slow, in antitesi al fast fashion, mettendo al centro lentezza e consapevolezza.

Virginia Grozio

instagram: virginia.positivefashion

Immagine di copertina: Amy Shamblen on Unsplash

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