Guida per un approccio responsabile al Black Friday

Ci risiamo, caselle mail intasate, portinai nel panico e uffici posta delle aziende in allarme. Mancano poche ore alla ricorrenza che è ormai entrata nella nostra vita di consumatori con una pervasività che avevamo già visto solo nella diffusione del kebab, il #blackfriday.

Originariamente americana – ma con l’avvento dell’e-commerce ormai possiamo approfittarne tutti – il black friday segna l’inizio del periodo degli acquisti in vista del Natale. Di sicuro molto utile per risparmiare un po’, purtroppo con la sostenibilità ha poco a che spartire.

L’idea iniziale per questo articolo era quella di stilare una lista di marchi sostenibili che avrebbero aderito alla campagna sconti. E’ stata sufficiente una rapida ricerca su google per capire che era un’idea fallimentare.

Associando nella ricerca le parole “black friday” e “sostenibile” quello che appare è niente, il deserto. E questo perché uno dei principi cardine della sostenibilità è “consumare meno, consumare meglio”.

Non proprio la stessa filosofia delle superpromozioni limitate nel tempo – come il black friday ad esempio – che si applicano molto spesso solo ad articoli selezionati, spingendoci quindi ad acquistare qualcosa che non risponde completamente ai nostri gusti ed esigenze ma è scontata, adesso.

Mi cospargo il capo di cenere per non averlo capito prima ma, passato il momento dell’autoflagellazione, vediamo cosa possiamo fare noi paladini della sostenibilità in questo weekend di shopping selvaggio.

Facciamolo green

Cercare di risparmiare qualcosa su degli acquisti che comunque avremmo dovuto fare non è un crimine ma la strada della sostenibilità va seguita con fermezza e dedizione e quindi non dobbiamo lasciarci trascinare dalla frenesia da black friday. Campagne promozionali di questo tipo infatti puntano proprio ad incoraggiare l’acquisto d’impulso, nemico giurato del consumatore consapevole che ha a cuore la sostenibilità.

Queste considerazioni si applicano a tutte le categorie di prodotto e in particolare all’abbigliamento che sembra essere in cima alle intenzioni di acquisto per questo weekend ma soprattutto in cima alla classifica degli acquisti “a più alto tasso di ripensamento se non ben ponderati”.

All’estero, raggruppate sotto il cappello del #greenfriday, sono state lanciate diverse iniziative che vanno dal boicottare l’intera giornata non comprando nulla a dare la preferenza per gli acquisti alle piccole attività locali piuttosto che alle grandi aziende e multinazionali. Ecco alcuni hashtag diffusi su twitter:

 

I Green Friday Friends, per esempio, sono aziende che invece di praticare sconti doneranno una parte consistente delle entrate da black friday a cause benefiche.

In Italia il marchio Save the Duck, che produce piumini ecologici senza utilizzare materie di origini animale, aderirà all’iniziativa “Salviamo le montagne di Nord Est” del CAI, Club Alpino Italiano, a supporto dei territori colpiti dalle avversità atmosferiche nelle settimane scorse, devolvendo il 50% del fatturato delle vendite di venerdì 23 novembre provenienti dall’e-commerce e dal suo punto vendita di Milano.

Dunque, esistono anche delle valide iniziative che ci permettono di dare ai nostri acquisti un valore etico. Perché se è vero che l’economia comunque deve girare, almeno facciamola girare nel verso giusto. Ecco quindi la checklist che ho stilato con le mie ricerche intorno all’argomento black friday che ci (mi) permetterà di arrivare alla fine del weekend più fieri e meno poveri del previsto:

1 – Domandiamoci “Ci serve davvero?”. Se siamo riusciti a sopravvivere senza fino al Black Friday, probabilmente ce la faremo anche dopo. Il risvolto positivo delle offerte limitate nel tempo è che il senso di urgenza che ci trasmettono può farci aprire gli occhi sulla superfluità dell’acquisto. Ovvero, se davvero ci serviva l’avremmo già comprato.

2 – Domandiamoci “Quante volte è probabile che indosserò quello che sto comprando?” Gli esperti ci dicono che 30 è una buona soglia per valutare se procedere nell’acquisto.

3 In ogni caso prima di confermare l’acquisto guardare l’etichetta del capo e/o buttare un occhio al sito dell’azienda per vedere se c’è una sezione dedicata alla sostenibilità. Non c’è sconto che valga un acquisto di pessima qualità.

4 – Sosteniamo le piccole attività e i business locali. Questa è facile, basta fare un giro del quartiere, visto che anche il panettiere avrà qualche offerta speciale.

5 – Sostenibilità, sempre e comunque. Alla fine, lo sappiamo, finiremo tutti a fare un giro su Amazon e simili. Ma pure lì possiamo usare la parola “sostenibile” come criterio di ricerca.

 

fonte immagine:

freestocks.org

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