FASHION REVOLUTION FA STORIA

È il 2013 quando le fashion designer Orsola De Castro e Carry Somers, creano il movimento Fashion Revolution. Una reazione al crollo di un edificio in Bangladesh, sede di fabbriche di abbigliamento di brand occidentali, in cui il 24 aprile 2013,  morirono più di 1.100 persone e vi furono più di 2.000 feriti. Una tragedia quella di Rana Plaza, che diventa simbolo e punto di non ritorno nella storia della moda, rientrando tra i più gravi incidenti della storia avvenuti all’interno di una fabbrica tessile.

Le immagini terribili che seguono alla tragedia fanno il  giro del mondo, tra orrore e indignazione. Malgrado le crepe dell’edificio fossero state segnalate il giorno prima, i lavoratori, preoccupati di perdere il loro impiego, furono costretti a presentarsi il giorno del crollo. Erano quasi le nove del mattino, orario di punta, quando le fondamenta dell’edificio vennero meno.

Fashion Revolution nasce per dire basta a tutto questo, mobilitando il mondo verso la rivoluzione della moda, industria tra le più rilevanti, in termine di portata e fatturato, e tra le più inquinanti al livello globale.

Per non dimenticare le vittime coinvolte nell’incidente di Rana Plaza, nel 2014, il 24 aprile, viene proclamato il Fashion Revolution Day, per gridare al mondo la necessità di invertire la rotta di un’industria che mette al centro il profitto a discapito dei diritti umani e del Pianeta.

Partito dall’Inghilterra, il movimento Fashion Revolution, cresce rapidamente, estendendosi in tutto il mondo e diventando un’organizzazione a livello internazionale. Celebre è l’hashtag della sua campagna: #WHOMADEMYCLOTHES, il grido virale per sensibilizzare le persone e indurle a riflettere su chi abbia creato i loro vestiti, chiedendosi cosa davvero si celi dietro i propri abiti.

Se la prima edizione si basava sulla campagna di comunicazione #insideout, che è stato trend topic di Twitter a livello globale, dalla seconda edizione #whomademyclothes diventa la chiamata all’azione, il cui successo ha una portata enorme, coinvolgendo oltre 70 paesi nel mondo. I numeri parlano da soli: il primo anno, hanno partecipato 63 milioni di persone.

Tutti possono aderire all’iniziativa indossando un indumento al contrario e scattandosi una foto da pubblicare sui social con l’hashtag #whomademyclothes e taggando l’azienda che li ha prodotti.

Obiettivo di questa iniziativa è chiedere maggiore trasparenza alle aziende sulla filiera di produzione dei prodotti, talmente lunga e complessa che spesso le aziende stesse non la conoscono perfettamente.  

Virale è anche il video esperimento creato da Fashion Revolution nel quale viene ripreso un distributore di magliette a 2 euro nel centro di Berlino: nel momento dell’acquisto vengono proiettate immagini legate allo sfruttamento a cui sono sottoposti i lavoratori nelle fabbriche dell’abbigliamento. Dal filmato emerge come le persone, davanti alle immagini, reagiscano rinunciando all’acquisto della t-shirt, malgrado il prezzo stracciato, e donando i 2 euro. Il video registra 6,5 milioni di visualizzazioni su youtube.

Nel 2016  Fashion Revolution si estende a tutta la  settimana coinvolgendo sempre più paesi. Durante Fashion Revolution Week l’hashtag whomademyclothes rimbalza tra i profili social, vengono organizzati eventi e incontri in tutto il mondo: per aderire al movimento ogni cittadino è libero di organizzare manifestazioni per sensibilizzare la propria comunità.

Il motto per queste giornate è Be curious. Find out. Do something: tre pilastri per far sì che le persone abbiano consapevolezza del reale impatto delle loro scelte e di come ognuno abbia il potere, con una semplice azione, di contribuire a rendere la moda più sostenibile.

Per muoversi verso il cambiamento, sensibilizzare ed educare, Fashion Revolution crea molte risorse come  linee guida, manifesti, fanzine in cui vengono raccolte poesie, fotografie, grafiche ed editoriali volti a mostrare cosa si cela davvero dietro gli abiti,  tra cui una serie di podcast online e programmi per coinvolgere le scuole, creando pacchetti di formazione.

Per l’edizione 2019 – dal 22 al 28 aprile – Fashion Revolution va in scena con 7 giornate intense in tutto il mondo. In Italia, dove la coordinatrice dell’organizzazione è Marina Spadafora – consulente di marchi del lusso – sono stati organizzati tantissimi eventi.

Focus di quest’anno è la mostra SUSTAINABLE THINKING al museo Ferragamo a Firenze, visitabile sino a marzo 2020, e la proiezione il 23 aprile, presso il cinema Mexico a Milano, del film documentario FASHION VICTIMS, coautori Chiara K. Cattaneo e Alessandro Brasile.

Ma gli eventi sono tantissimi, ecco il link al programma della Fashion Revolution Week in Italia: Eventi

Non ce ne sono ancora nella tua città? Perché non ne organizzi uno?

 

Unisciti alla Fashion Revolution

Ecco come puoi  partecipare anche tu:

  • non sei sicuro della sostenibilità del tuo marchio di abbigliamento preferito? Scrivigli! Qui puoi trovare un testo già pronto

  • usa i social per far sentire la tua voce alle aziende. Sempre qui trovi un tweet che dovrai solo firmare e inviare

  • indossa un indumento al contrario in modo che si veda l’etichetta e scatta una foto da pubblicare sui social con l’hashtag #whomademyclothes e tagga l’azienda che li ha prodotti
  • esplora il sito di Fashion Revolution e scopri il modo migliore per te per aderire al movimento
  • e ovviamente… Be curious. Find out. Do something.

Virginia Grozio
instagram: virginia.positivefashion

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