Anno nuovo, vita nuova?

Permettetemi di iniziare con un sentito ringraziamento alla rivista Internazionale che mi fornisce una giustificazione, come sempre autorevole e documentata, al colpevole ritardo con cui pubblico questo post.

Per quanto uno voglia fare l’alternativo, se scrivi per un sito – dal blog personale alle testate più quotate – non puoi sfuggire al post sui propositi per il nuovo anno, un classico di Capodanno praticamente come l’intimo rosso. Ma ormai lo sapete, io parteggio per un approccio slow alla vita – che sarebbe a dire che la tempestività non è proprio il mio forte – e quindi eccomi qui, giusto in tempo per il Capodanno cinese.

Se stai leggendo questo blog, devo pensare che tu voglia seguire uno stile di vita sostenibile o, quanto meno, tu sia incuriosito da questo tema. Sarebbe facile, dunque, liquidare la questione dei buoni propositi per il 2019 con un lapidario: “Seguirò uno stile di vita sostenibile”, ovvero l’equivalente green di “Mi iscriverò in palestra e ci andrò tutti i giorni. La mattina, alle 7.”

L’articolo di Internazionale ci rammenta che i giorni trascorsi dal 1° gennaio a oggi, ci hanno già dato la possibilità di darci obiettivi di questo tipo. E anche di mancarli miseramente, permettendoci adesso di rifocalizzarci su un approccio più realistico (leggi anche sostenibile) all’anno nuovo.

“Seguirò uno stile di vita più responsabile”

Niente decaloghi e rivoluzioni epocali, ma solo una maggiore attenzione a quello che ci succede intorno. Se è vero che vivere a impatto zero è praticamente impossibile – tutte le nostre attività influiscono in qualche modo sull’ambiente che ci circonda – è altrettanto vero che piccole attenzioni quotidiane possono portare a grandi miglioramenti per l’ambiente, la società in generale e, non ultimo, per la nostra salute.

Partire dall’abbigliamento può essere il primo passo, non troppo faticoso, per la scalata alla sostenibilità. In fondo, un vestito è un vestito e, anche se so che qualcuno là fuori dissentirà profondamente, comprarlo o non comprarlo non ci cambierà la vita. Mentre, per esempio, potrebbe essere più difficile eliminare alcune categorie di alimenti dalla nostra dieta.

Il più delle volte, in effetti, facciamo e compriamo cose perché non siamo consapevoli del processo produttivo dietro agli oggetti che utilizziamo e degli impatti che esso ha su persone e ambiente. Porci delle domande in merito è la prima cosa che dobbiamo fare (per un approfondimento sul perché dovremmo tutti porre attenzione all’abbigliamento che indossiamo rimando al primo post che ho scritto).

Ed eccoci quindi giunti alla rituale lista di inizio anno. Per il 2019 mi sono ripromessa di:

-Leggere l’etichetta – anche per sapere come prendersi cura del capo e fare in modo che resti bello più a lungo – e prestare attenzione ai materiali (Davvero non ti interessa sapere con cosa è a contatto la tua pelle e ancora di più con quella dei tuoi bambini?)

-Domandarmi: Chi ha fatto i miei vestiti?  Quanto può farci sentire ancora belli un abito sapendo che è stato prodotto da persone che lavorano in condizioni disumane o ancora peggio da un bambino?

-Comprare meno, comprare meglio. Comprare badando alla qualità e non alla quantità migliora il nostro armadio, il nostro look e nel giro di qualche mese ripaga anche dal punto di vista economico, facendoci rendere conto di quante cose inutili compravamo prima.

-Privilegiare i prodotti di aziende attente alle ricadute sociali delle loro attività  (quelle che lo fanno sul serio intendo. Una pagina sul sito dedicata alla sostenibilità non è sempre una garanzia)

Questo è tutto. Ma per chi si sente particolarmente volenteroso, per qualche buon proposito in più ci da una mano anche Glamour.

Buon 2019!

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