5 cose da sapere per scegliere consapevolmente l’abbigliamento sportivo

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Nel ramo dell’abbigliamento sportivo, la sostenibilità è ormai da qualche anno di tendenza, ma nell’anno appena concluso sembra aver vissuto un vero e proprio boom. Secondo “The 2020 conscious fashion report” di Lyst, l’interesse per l’activewear sostenibile ha raggiunto un massimo storico. Le ricerche di questi prodotti sono cresciute, infatti, del 151% su base annua. Un risultato che possiamo attribuire ad una maggiore sensibilità e consapevolezza dei consumatori rispetto ad alcune caratteristiche dell’abbigliamento sportivo. Ecco quali:

Poliestere, il materiale più utilizzato è un derivato del petrolio

Il poliestere non biodegradabile, parzialmente derivato dal petrolio, è il materiale più presente nella maggior parte dell’activewear tradizionale. Il poliestere è un materiale essenziale per i capi sportivi perché è ultraleggero e si asciuga rapidamente, ma viene apprezzato anche per le sue caratteristiche di resistenza e durevolezza – per esempio, non scolorisce e non si consuma.

Già all’inizio degli anni Novanta si era però sentita l’esigenza di ridurre la dipendenza del settore dell’abbigliamento sportivo dal petrolio, iniziando a guardare a nuovi materiali.

Il poliestere da materiali riciclati

Il più recente abbigliamento sportivo sostenibile punta invece sul poliestere riciclato ricavato da rifiuti di plastica, come bottiglie e reti da pesca recuperate dagli oceani, o da vecchi capi dismessi.

I vantaggi sono molteplici: oltre a diminuire l’utilizzo del petrolio, viene data una nuova vita ai prodotti di scarto e si riducono le emissioni dei gas responsabili dell’effetto serra derivanti dalla produzione di nuovi capi. Il poliestere, quindi, grazie alle caratteristiche sopra elencate, una volta prodotto può entrare in un circuito di riciclo potenzialmente infinito, diventando uno dei protagonisti dell’economia circolare.

“The 2020 conscious fashion report” segnala che le ricerche relative all’abbigliamento ricavato dalla plastica riciclata sono cresciute del 35% su base annua.

Il problema delle microplastiche e altri prodotti tossici per l’ambiente

Uno dei grandi problemi derivanti dall’abbigliamento sportivo sintetico è la dispersione di microplastiche nell’ambiente, anche nei luoghi più remoti come l’alta montagna o il fondo del mare – e addirittura l’Antartide! – a causa di venti, correnti e fenomeni atmosferici in generale che favoriscono la circolazione delle fibre involontariamente disperse da turisti ed escursionisti.

Le microplastiche sono particelle di plastica di grandezza compresa tra i 330 micrometri e i 5 millimetri. E non solo l’utilizzo ma anche il lavaggio di capi sintetici – che rappresentano il 61% della domanda di abbigliamento a livello mondiale (1) – causa la dispersione nell’ambiente delle particelle. Queste possono anche entrare nella catena alimentare perché vengono ingerite dai pesci e quindi, in seguito, anche da noi.

Si stima che circa il 35% delle microplastiche presenti nei mari arrivi dalle lavatrici, poiché non tutte le microfibre riescono a essere bloccate da filtri e impianti di depurazione (2). Tossici per l’ambiente sono anche i composti perfluorurati usati per rendere impermeabili giacche e calzature.

Le alternative sostenibili

Fortunatamente, diverse aziende si stanno muovendo per sviluppare tessuti biodegradabili. Un esempio è il Tencel™, un materiale ricavato al 100% dal legno di eucalipto e faggio. E anche il cotone organico – o biologico – è largamente utilizzato dai brand di abbigliamento sportivo più sostenibili.

Secondo “The 2020 conscious fashion report”, le ricerche di questi termini sono cresciute del 23% su base annua.

Il cotone bio

La produzione di cotone merita un’attenzione particolare quando si parla di sostenibilità. Questo materiale è uno dei più usati – se non il più utilizzato – nel settore dell’abbigliamento. La sua ampia diffusione lo porta quindi a essere una delle principali cause di inquinamento a livello mondiale.

La produzione di cotone, infatti, richiede coltivazioni intensive e un ampio uso di sostanze chimiche. Già il seme viene geneticamente modificato e trattato con insetticidi, in modo da garantirne la massima resa. Mentre nella sua lavorazione vengono utilizzati grandi quantità di acqua e coloranti. Inoltre, molte coltivazioni di cotone si trovano in paesi caratterizzati dallo sfruttamento della manodopera locale.

La produzione di cotone biologico – attualmente meno dell’1% della produzione totale di cotone mondiale – non utilizza sostanze chimiche sintetiche come pesticidi, fertilizzanti o diserbanti; più di 1000 sostanze sono vietate nella coltivazione di questo tipo di cotone (3) –  e di conseguenza:
– riduce del 98% i livelli di inquinamento delle risorse idriche,
– richiede il 91% in meno di acqua e
– comporta minori emissioni di gas serra – per circa il 46% (4).

Questo materiale porterà però i produttori a fronteggiare diverse sfide nei prossimi anni. Per esempio, la tecnologia per riciclare il cotone – al contrario di quella per riciclare il poliestere – ha bisogno di essere perfezionata. Attualmente, infatti, il cotone rigenerato, ovvero quello ricavato utilizzando gli scarti tessili, è caratterizzato da una fibra più corta rispetto a quella del cotone vergine. Deve quindi essere rafforzato con una piccola percentuale di cotone naturale o di tessuto sintetico.

Il vantaggio di questa lavorazione è, in compenso, la quasi totale assenza di acqua nel processo – oltre agli ovvi benefici derivanti dal riciclo e dall’economia circolare.

La mia esperienza personale con l’abbigliamento sportivo sostenibile

L’autrice nel parco dell’Etna

Personalmente, quando posso acquisto activewear sostenibile – o di aziende che stanno andando in quella direzione, anche se non sono ancora ecologiche al 100%, e che intraprendono progetti a favore dell’ambiente o dei lavoratori – e mi trovo molto bene. Le maglie che preferisco per andare a fare trekking, per esempio, sono di poliestere riciclato, traspiranti e leggere, e non perdono in qualità rispetto all’abbigliamento più tradizionale.

Se qualche anno fa design molto minimali e prezzi più elevati rispetto a quelli degli altri prodotti potevano fungere da deterrente per l’acquisto di prodotti sportivi – ma non solo – sostenibili, oggi non è più così nella stragrande maggioranza dei casi. L’abbigliamento e gli accessori sportivi sostenibili sono sempre più vari, colorati e competitivi in termini di prezzo e la scelta si presenta davvero molto ampia, soprattutto grazie all’e-commerce.

(1) www.lifegate.it
(2) www.altreconomia.it
(3) www.vestilanatura.it
(4) www.vogue.it

Cover photo by Edit Sztazics on Unsplash

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